21 lezioni per il 21° secolo. Ovvero, cosa conviene fare studiare ai vostri figli?

Consigli per lo stretto:*
Suggerimenti non richiesti su cose viste, lette o ascoltate


WHAT

 

Ci eravamo lasciati prima delle vacanze con Baricco che in The Game racconta con lucidità il presente che ci siamo costruiti negli ultimi 50 anni. Per seguire il filo conduttore, ho fatto la fatica (si, è una lettura faticosa) di leggere 21 lezioni per il XXI secolo, ultimo lavoro dello storico  israleliano Yurval Harari .

La lettura è faticosa perchè in questo ultimo libro (peraltro non il suo migliore, mi dicono suoi fidati lettori) Harari mette dentro davvero di tutto: tecnologia, storia, filosofia, religioni, meditazione. Sebbene il nostro cerchi più volte di venirci incontro con citazioni di film Dinsey e Pixar alcuni passaggi sono davvero ostici (parlo a titolo personale).

 

WHY

 

La lettura o la visione dei video di presentazione (ne copio un paio in fondo) sono però davvero importanti. In estrema sintesi si parla di come gli stravolgimenti tecnologici, politici, economici, tutti cosi radicali e tutti in contemporanea, hanno messo l’umanità nelle condizioni di vivere in un frullatore che va ad una velocità mai vista prima. Il cambiamento è cosi rapido ed imprevedibile che per la prima volta nella storia non sappiamo più cosi convinti di sapere cosa è importante far studiare ai nostri figli. Quale lingua, quale disciplina, con quale approccio?

Anche in questo il libro conferma la teoria di Baricco. Parlare in questi anni di rivoluzione tecnologica è davvero riduttivo. Quello che stiamo vivendo è una vera mutazione dell’uomo e dell’umanità. I rischi sono altissimi, perché sebbene questi stravolgimenti portino anche degli innegabili vantaggi, la trasformazione e le novità generano sempre ansia, disagio, paura, vincitori e vinti. Da qui si genera il conflitto, già evidente con tutte le sue conseguenze,  tra élite e popolo, centro e periferie, integrati ed emarginati

WOW!

 

21 lezioni non è un libro sulla tecnologia ne tantomeno sulla intelligenza artificiale. E’ un libro sull’uomo che si appresta ad entrare in un territorio inesplorato e quindi affascinante, rischioso, angosciante o entusiasmante a seconda dei punti di vista.

Ho trovato alcune intuizioni condivisibili, altre meno. Altre ancora non le capisco (e non è falsa modestia), ma il fatto che rende questa lettura cosi importante è che tutti i temi sviscerati saranno cruciali da qui a qualche anno. Che si accolgano con entusiasmo, paura o scetticismo sono li e ci toccherà affrontarli.

Il passaggio  più forte è quello in cui Harari parla del rischio che una parte della popolazione  senza competenze né capacità di adattamento e conseguente difficoltà a trovare un lavoro, si auto percepirà come inutile. questo è un rischio clamoroso per l’umanità perché andrebbe a minare al suo interno la società creando dei conflitti drammatici.

C’è addirittura tutto un capitolo (bellissimo) che parla di umiltà, coerente su questo, Harari non da risposte ne soluzioni facili (in questo più apprezzabile di Baricco). Si limita a mettere in fila i fatti, ma il libro sposta gradualmente il focus dal mondo che cambia, dal contesto quindi, all’individuo e gli ultimi capitoli sono proprio centrati su verità, resilienza e meditazione come a dire: per resistere al frullatore in cui ci siamo cacciati è necessario arrivare preparati come essere umani, per cercare di non uscirne a pezzettini.

Alcuni video se vi siete convinti che è un mattone e non avete voglia di leggerlo…buona visione/lettura

 

*Consigli per lo stretto nasce per condividere con la community dello stretto storie viste, lette o sentite in giro e che possono darci spunti di riflessione. Per ogni storia riportiamo il what (di che si tratta) il why (perchè è interessante) il wow (perchè è cosi interessante da essere raccontata. se hai spunti da condividere manda il tuo What, Why e Wow a lostrettodigitale@gmail.com

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