Il 23 Febbraio Lo Stretto Digitale ha riaperto il format degli aperitivi digitali presso la Libreria Feltrinelli di Messina, con un appuntamento dedicato all’esplorazione del cambiamento e dell’innovazione territoriale. L’evento è stato introdotto e guidato dal talk di Francesco Micali, Presidente dell’Associazione, che ha delineato la visione del progetto e coordinato il dibattito sui temi caldi della serata.
Il tema centrale, “Le domande che non stiamo facendo”, ha acceso un confronto su come il modo in cui interroghiamo la realtà possa trasformare radicalmente un ecosistema. L’iniziativa si propone infatti di agire come una rete vivente di innovazione e collaborazione continua, fondata sulla creazione di connessioni per generare valore condiviso e sullo sviluppo di spazi dove le idee possano prendere forma attraverso un dialogo autentico.
La filosofia alla base del progetto, ispirata dal pensiero di Hal Gregersen, sostiene con forza che “nelle domande c’è la risposta”, poiché le grandi innovazioni non derivano mai da risposte preconfezionate, ma dalla capacità di formulare domande migliori. Questo approccio impone un netto distinguo tra due modelli organizzativi: da un lato le organizzazioni operative, che cercano soluzioni troppo velocemente restando intrappolate in schemi mentali e domande chiuse finalizzate all’ottimizzazione o alla vendita; dall’altro le organizzazioni innovative, che scelgono consapevolmente di rallentare. Queste ultime praticano la sperimentazione continua e la ricerca del disaccordo, arrivando a mettere in discussione le proprie assunzioni fondamentali e chiedendosi provocatoriamente se la direzione intrapresa non sia quella sbagliata.
Per guidare questo cambiamento di prospettiva, sono state introdotte le “3 lenti” dell’innovazione. La prima riguarda le Catalytic Questions (Domande Catalizzatrici), strumenti capaci di rompere lo status quo e rivelare possibilità nascoste mettendo in dubbio presupposti radicati, come l’idea stessa che la competizione sia l’unico terreno di gioco possibile. La seconda lente è quella delle domande divergenti, quesiti spesso scomodi che non cercano conferme ma aprono nuove vie, sfidando le assunzioni dominanti. Infine, la terza lente esplora il legame tra leadership e vulnerabilità, riconoscendo che porre una domanda forte significa avere il coraggio di ammettere di non possedere tutte le risposte. Questo atto di umiltà, benché difficile per chi è abituato a dover “sapere”, è indispensabile per creare spazi psicologicamente sicuri dove la curiosità può finalmente prevalere sulla certezza.
In ultima analisi, il messaggio emerso è che l’innovazione nasce negli spazi protetti, ambienti dove il dubbio è valorizzato e protetto. L’evento si è concluso con un invito collettivo a identificare quali siano le conversazioni che non stiamo ancora avendo e quali assunzioni nel proprio settore, seppur date per scontate, potrebbero rivelarsi errate. La sfida lanciata da “Lo Stretto Digitale” rimane dunque aperta come un’interrogazione continua su quale sia la domanda che, ad oggi, non stiamo ancora facendo.






