Il viaggio de Lo Stretto Digitale continua a tracciare nuove rotte per l’innovazione e la consapevolezza territoriale. Lo scorso 7 luglio, lo spazio accogliente de I Mori Healthy Bar ha ospitato una delle tappe più dense e partecipate dell’associazione, un incontro che ha dimostrato come la tecnologia, prima di essere una questione di macchine, sia una sfida profondamente umana.
Al centro della serata, il talk del prof. Andrea Nucita dal titolo fortemente evocativo: “Quanto basta: Quello che sappiamo fare ma non sappiamo spiegare (e perché l’AI ci costringe a provarci)”. Non si è trattato del classico intervento tecnico sull’intelligenza artificiale, ma di un’esplorazione filosofica e pratica su come questa tecnologia stia ridisegnando i processi di apprendimento e la formalizzazione della nostra conoscenza.
Il prof. Nucita ha guidato la platea oltre la superficie dell’IA — ormai capillarmente diffusa dalle scuole alle università fino all’autoformazione attraverso strumenti come Lucy, Ed.AI e ChatGPT Edu — ponendo una domanda cruciale: l’AI è solo un mero strumento o un vero e proprio collaboratore? Se per gli studenti funge da tutor per lo studio (offrendo quel supporto fondamentale noto come scaffolding), per docenti e professionisti si trasforma in un assistente e progettista.
Il cuore del talk ha però toccato un nervo scoperto: il “dilemma degli esperti”. Se l’AI viene usata come un Junior Partner a cui delegare i compiti di base, come si formeranno i professionisti di domani?
La risposta non sta nella tecnica, nel saper scrivere il “prompt perfetto”, ma nella capacità di esplicitare il proprio sapere. Citando Michael Polanyi, “sappiamo più di quanto sappiamo dire”. Esiste una conoscenza tacita — relazionale, somatica, collettiva — che l’AI ci costringe a rendere esplicita per poter collaborare con essa. L’uso dell’intelligenza artificiale diventa così un esercizio di metacognizione e pensiero computazionale: ci obbliga a riflettere sul nostro stesso modo di ragionare.
Il momento più entusiasmante della serata è arrivato subito dopo l’intervento, quando la platea ha dato vita a un flusso continuo di riflessioni, domande e confronti che sembravano non volersi interrompere. È stata la prova tangibile di quanto la formazione nell’era dell’AI sia una questione sociale, economica e politica — richiamando la visione profonda dell’enciclica Magnifica Humanitas.
Spenti i riflettori sul talk, l’energia della discussione si è riversata naturalmente nel momento del networking e dell’aperitivo. In questo contesto informale, l’essenza de Lo Stretto Digitale si è manifestata ancora una volta: creare connessioni autentiche, rompere l’isolamento professionale e tessere collaborazioni concrete. L’AI, in fondo, si sta rivelando una straordinaria occasione non per allontanarci, ma per capire meglio come costruiamo e trasmettiamo la nostra conoscenza, costringendoci — felicemente — a migliorare il modo in cui collaboriamo tra esseri umani.





